E se il “vero” problema fosse il linguaggio?

 

Questione di punti di vista – riflessioni sulla comunicazione

 

Mi trovavo a Madrid, al Parco del Buen Retiro, meditando ed osservando il mondo intorno a me.

Adoro questi momenti perchè sono fonte di ispirazione ed illuminazione. La risposta alla domanda interiore arriva, sempre.

Ed eccola, infatti, che arriva (la risposta….. almeno quello che per me è stata tale).

Mi sono passate accanto tante persone, molte accompagnate da quadrupedi contenti di fare una passeggiata con il proprio umano…subito ho pensato sorridendo

“i cagnolini…tutti uguali, sembrano fatti con un unico stampo speciale!”

Già.

Ecco, dunque, la risposta.     

Linguaggio universale

(altro…)

La competenza del futuro? Saper scrivere a mano…..

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

Ricordo molto bene i miei pomeriggi universitari passati a studiare rivedendo e riscrivendo in bella copia gli appunti presi a lezione.

Molte amiche mi dicevano “ma perchè non usi il registratore? Poi dovrai solo sbobinare… più facile no? Perdi meno tempo! Con il tuo metodo ci metti molto di più!”

Avevano ragione, io prendevo appunti a lezione e, a fine giornata, li riscrivevo (mettendoli in ordine) a casa o in biblioteca…….insomma scrivevo due volte.

Già, ma mentre scrivevo studiavo, ripassavo, fissavo i concetti nella mente.

Anzi, li incidevo nella mia mente.

A ridosso dell’esame, quindi, ripassavo, ripetevo, perfezionavo, ma non studiavo.

Questo metodo lo uso anche oggi non solo per studiare, ma anche per gettare delle idee progetto su cui poi lavorare.

(altro…)

Serious gaming: che cosa è e perché “fa bene” all’impresa

24792197673_e9ec802a0e_zIn uno scenario mutevole, rapido e in costante aggiornamento come quello che le organizzazioni stanno vivendo, anche le tecniche e gli strumenti per facilitare i processi e gestire i momenti formativi cambiano costantemente.

E’ questo anche il caso del c.d. “Serious gaming” e cioè quell’approccio alle attività, a cui ho accennato sopra, “giocoso” ma in maniera seria. Ovviamente non è un qualcosa nato da poco ma che esiste da tanto tempo; unicamente negli ultimi anni ha assunto sempre di più una veste importante all’interno delle organizzazioni perché se ne sta apprezzando l’efficacia sotto molti punti di vista:

 

coinvolgimento delle persone in quanto coloro che partecipano a delle sessioni di facilitazione/formazione di questo tipo non possono esimersi dal partecipare attivamente, a seconda dello strumento utilizzato, facendo emergere la propria persona all’interno del contesto che si sta sviluppando. Rispetto alla formazione tradizionale è indubbiamente il primo elemento distintivo perché rompe quella barriera formatore/discente che è anche una delle principali cause di fallimento delle metodologie tradizionali;

profondità della retrospettiva che gli strumenti di serious gaming consentono di raggiungere. Ognuno in modalità e tempi differenti ma arrivando poi allo stesso risultato. Il coinvolgimento attivo delle persone determina un’esplorazione di carattere “emotivo”, personale, intimo ma anche delle proiezioni temporali della persona stessa tutto a vantaggio del momento di facilitazione che si sta affrontando e dell’obiettivo da raggiungere. In questo caso si riesce a rompere un altro tabù che da sempre domina il mondo della formazione: il fatto che si debba rimanere sul tecnico di quello di cui si sta parlando e gli aspetti emotivi non siano importanti. Negli anni si è potuto, invece, apprezzare come le sessioni di facilitazione/formazione che fanno emergere anche la parte emotiva delle persone danno dei risultati di molto superiore in termini di contributi emersi e soluzioni individuate.

divertimento, elemento da non sottovalutare e troppo spesso considerato quasi negativo. Chi ha stabilito che la formazione debba essere necessariamente seria e compassata? Perché non ci si può mettere in gioco anche uscendo dai canoni standard con cui si è abituati ad immaginarci in determinate situazioni? Il serious gaming ti mette di fronte anche questi aspetti e propone delle sessioni di facilitazione/formazione che consentano alle persone di esprimersi (valorizzando pertanto il tema della “persona”), avendo momenti di estrema profondità e introspezione ma anche divertimento e spensieratezza che facilitano, è questa la cosa fantastica, la creatività e il problem solving.

efficacia, sembra quasi superfluo sottolinearlo dopo aver già affrontato questo aspetto nei punti di cui sopra ma in effetti è esattamente così. Un approccio facilitativo/formativo basato sul serious gaming è effettivamente efficace in una maniera incredibile. Molto più delle tradizionali modalità di formazione e questo perché le persone affrontano la cosa con i tre punti cardine esplorati sopra.

Queste sono dunque le motivazioni per le quali vale la pena affrontare un cambiamento anche nelle modalità in cui le organizzazioni tentato di trasferire contenuti (che possano riguardare aspetti tecnici del lavoro, della sicurezza, del modello di business, soft skills, purpose aziendale, ecc.) alle proprie persone al fine di renderle più coinvolte, capaci, resilienti e quant’altro ancora in un rapporto che non può che essere win-win per tutti i soggetti coinvolti.

 

Grazie per l’attenzione,

Alessandro De Chellis

C’è bisogno di creatività

Questioni di punti di vista – riflessioni sulle soft skills

di Sara Caneponi

 

Dopo tante letture ormai mi è chiaro: l’elenco delle competenze di cui è bene impossessarsi per affrontare l’avvento dell’era digitale è lungo e richiede un grande sforzo di acquisizione.

Nella lista sono presenti, tra le tante, competenze tecnologiche, matematiche, informatiche, di problem solving, flessibilità e resilienza.

Quella che, però, mi ha colpito più di tutte è stata la creatività.

BOX INK_immagine 2 ritaglio

(altro…)