E se il “vero” problema fosse il linguaggio?

 

Questione di punti di vista – riflessioni sulla comunicazione

 

Mi trovavo a Madrid, al Parco del Buen Retiro, meditando ed osservando il mondo intorno a me.

Adoro questi momenti perchè sono fonte di ispirazione ed illuminazione. La risposta alla domanda interiore arriva, sempre.

Ed eccola, infatti, che arriva (la risposta….. almeno quello che per me è stata tale).

Mi sono passate accanto tante persone, molte accompagnate da quadrupedi contenti di fare una passeggiata con il proprio umano…subito ho pensato sorridendo

“i cagnolini…tutti uguali, sembrano fatti con un unico stampo speciale!”

Già.

Ecco, dunque, la risposta.     

Linguaggio universale

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Coltivare il know how delle persone e combattere l’appiattimento intellettuale: anche nei ruoli operativi

E’ chiaro, ormai, come, nell’odierno contesto economico e delle organizzazioni aziendali, la cultura e la conoscenza siano due pilastri imprescindibili.

Pensando a un’azienda, questi due elementi assumono ancora più importanza considerando quanto velocemente sta cambiando il mondo, del lavoro e in generale, quindi quanto sia importante avere persone che siano formate, capaci di gestire le situazioni al meglio, adattarsi ai cambiamenti e avere una cultura del lavoro di natura differente rispetto a quella mediamente diffusa oggi.

E’ fondamentale, pertanto, che le aziende coltivino lo sviluppo costante della cultura e della conoscenza, all’interno della propria organizzazione, su tutti i livelli. Dal management fino ai ruoli operativi. Sì, perché spesso si tende a dividere in categorie: una determinata tipologia di formazione e “contaminazione” per i livelli manageriali o semplicemente per i ruoli più di natura “intellettuale”, tecnico/pratica per i ruoli operativi. Molto importante, invece, è una contaminazione trasversale tra i diversi ruoli sempre con uno sguardo attento a quelle che sono le evoluzioni tecnologiche in atto (anche, se non soprattutto, nell’ambito produttivo-tecnico).

E’ evidente, pertanto, che per fare questo sia necessario sviluppare una visione dell’impresa differente che si consideri come un unico “ecosistema” che necessita di nutrirsi di conoscenza e non soltanto come una serie di ruoli e funzioni per le quali fare formazione differenziata (fermi restando poi gli ambiti specifici imprescindibili). Una formazione meno basata su criteri e schemi tradizionali ma maggiormente votata alla facilitazione, all’introduzione di strumenti e approcci formativi nuovi, a creare ambienti di apprendimento stimolanti e dove le persone siano attive e possano essere coinvolte favorendo così la nascita di idee e nuovi stimoli.

Solo pensando a un “ecosistema di conoscenza e cultura diffusa” si possono affrontare i cambiamenti repentini del mondo aziendale, del lavoro e della società intera.

 

Grazie per l’attenzione,

Alessandro De Chellis

 

Hegel e la trasformazione del lavoro

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

ll Prof. Galimberti, nella interessantissima puntata di Otto e Mezzo di sabato 3 marzo su La7, ha citato il ragionamento del filosofo tedesco Hegel secondo cui “quando un fenomeno aumenta quantitativamente oltre al cambiamento quantitativo ve ne è uno anche qualitativo del paesaggio”.

Il Prof. ha fatto questo riferimento per spiegare come oggi la tecnologia stia cambiando (condivisibilmente o no) anche il “paesaggio” sociale ed antropologico in cui viviamo.

E’ indubbio che il fenomeno della informatizzazione sia aumentato quantitativamente, soprattutto in ambito professionale.

E’ altrettanto indubbio che questo aumento del fenomeno “tecnologia” stia contribuendo a cambiare il “paesaggio” lavorativo, ovvero il contesto in cui si opera ed, aggiungo, verso il quale si devono attuare politiche intelligenti e lungimiranti le quali non possono non tenere conto del “fenomeno” stesso.

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La parete

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

Burian, il gelo siberiano, sta coprendo di neve tutto ciò che incontra….è incredibile come tutto diventi bianco, ovattato e come la neve dia un senso di pace, armonia…. improvvisamente cala il silenzio.

Fino a poche ore fa tutto appariva in modo completamente diverso.

In questi momenti mi allineo alla Natura e rallento, perdendomi nell’osservare questo spettacolo inarrivabile.

La neve che nasconde e apparentemente “separa” dalla vista ciò che le sta sotto mi fa riflettere su un concetto semplice e complesso al tempo stesso: ciò che “sembra” il più delle volte non “è”.

Come la neve sembra separare la nostra vista da ciò che sta sotto di lei, così le persone sono bravissime a mostrare ciò che vogliono far credere, ma in realtà non sono.

Accade ancora di più nelle dinamiche comportamentali di gruppo.

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