E se il “vero” problema fosse il linguaggio?

 

Questione di punti di vista – riflessioni sulla comunicazione

 

Mi trovavo a Madrid, al Parco del Buen Retiro, meditando ed osservando il mondo intorno a me.

Adoro questi momenti perchè sono fonte di ispirazione ed illuminazione. La risposta alla domanda interiore arriva, sempre.

Ed eccola, infatti, che arriva (la risposta….. almeno quello che per me è stata tale).

Mi sono passate accanto tante persone, molte accompagnate da quadrupedi contenti di fare una passeggiata con il proprio umano…subito ho pensato sorridendo

“i cagnolini…tutti uguali, sembrano fatti con un unico stampo speciale!”

Già.

Ecco, dunque, la risposta.     

Linguaggio universale

E’ vero, i cani – ma se pensiamo bene gli animali tutti in generale- hanno dei codici comunicativi universali.

Ovunque si trovino, il loro modo di conversare è sempre lo stesso: attraverso lo sguardo (si sa lo sguardo di un cane ti arriva dentro l’anima), usando il corpo (la coda, le orecchie, l’uso della postura in generale) usando i sensi (l’olfatto, il contatto – pensiamo al rapporto con le carezze -) ed infine attraverso il suono (usano le corde vocali per emettere suoni diversi a seconda di ciò che desiderano esprimere).

Tra loro si comprendono sempre. Non hanno problemi di linguaggio. Il cagnolino spagnolo non si chiede come comunicare con il cagnolino russo o polacco….perchè loro hanno un linguaggio comune, uguale per tutti.

Questo non significa che non provino antipatie, ma sicuramente prova il fatto che vivano meglio e gestiscano le situazioni di conflitto in modo migliore di come lo facciamo noi (che a volte, invece, le creiamo).

Non solo.

Il loro modo di conversare è così semplice che possiamo capirlo anche noi umani. Infatti, riusciamo a relazionarci con questi esseri pelosi molto meglio che con i nostri pari.

Quante volte sento dire “ah, gli animali sono meglio di noi umani!”.

Perchè?

Perchè con loro comunichiamo in modo semplice. Con loro lo scambio emotivo e relazionale va a buon fine e questo ci gratifica.

Con loro andiamo oltre la parola; comunicando con loro ci riconnettiamo con noi stessi.

Abbiamo bisogno di riconnetterci, abbiamo bisogno di recuperare l’empatia e la solidarietà, per certi versi la semplicità del modo di vivere e relazionarci.

Pensate a quanti corsi di vari livelli (I, II, avanzato, master, digital, ecc) sono presenti oggi sul tema della comunicazione.

Quante parole vengono spese in azienda sulla comunicazione che non risolvono nulla?

Le regole sono quelle, ormai le sappiamo… si ma allora perchè non funzionano??

Perchè i cagnolini non hanno i nostri problemi comunicativi??? eppure sono inferiori a noi…. appartengono alla famiglia dei canidi, noi siamo sapiens…!? Dov’è il problema?

La parola, il linguaggio parlato.

Ecco ciò che nei corsi di comunicazione non viene detto. Il vero problema della cattiva comunicazione è il linguaggio stesso!

Molto ironico, se ci pensate bene!

Richard Feynman, eccentrico, originale ed intelligentissimo americano premio Nobel per la fisica, riteneva che il mondo necessitasse di un linguaggio universale, unico e semplice proprio per ridurre al minimo i conflitti e le divisioni su cui ancora oggi impostiamo il nostro modo di vivere.

Lui pensava che il miglior linguaggio universale fosse quello matematico, proprio perchè lineare, pulito e semplice.

Io, che non amo la matematica (o non ho trovato chi me l’ha fatta amare?), penso che se iniziassimo a pensare e ad agire con più cuore e semplicità, concedendo il beneficio del dubbio a chi ci sta accanto faremmo già un grande passo in avanti per migliorare la nostra qualità della vita e quella collettiva.

Da dove si inizia?

Beh, posso dire da dove ho iniziato io. Dal dire ad alta voce, senza paura di essere giudicati, quando una cosa non la so o non la so fare e poi vedere cosa succede.

Incredibilmente si abbassano le barriere e qualcuno che si offre di dare un mano c’è e allora inizia ad entrare in azione l’empatia, la solidarietà…e allora si che si sta meglio.

 

Sara Caneponi

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