La vera forza è nel coraggio di essere deboli

Questioni di punti di vista – riflessioni sulla leadership

di Sara Caneponi

 

Fiumi di inchiostro – virtuali e su carta stampata – individuano nella capacità di leadership una tra le varie soft skills fondamentali per poter approdare incolumi all’avvento di Industry 4.0 .

Bene. Non so voi, ma io mi sono chiesta “ok, ma che cosa significa esattamente essere un leader”? “Ma, ancora di più, che cosa accade se non sono un leader?”

Leadership e leader vengono dal verbo inglese to lead che significa letteralmente condurre, guidare.

Ergo, le doti di un leader sono quelle di saper condurre, guidare.

timone_DEFINITIVA

 

Se analizziamo la questione da un punto di vista archetipico, possiamo trovare il leader in quattro figure:

il sovrano, l’esploratore, il maestro ed il mago.

 

Ognuno di questi archetipi ha precise caratteristiche:

sovrano

il sovrano è colui che comanda in modo energico senza troppa empatia,

l’esploratore è molto focalizzato sul proprio obiettivo (la scoperta) e poco sulle persone che è abile ad ingaggiare (il capitano Achab di Moby Dick per esempio),

esploratore

 

 

 

 

il maestro è colui che si fa da parte per lasciare spazio a chi sa imparare da lui maestro

 

 

magoed il mago

è il visionario poco compreso dai suoi contemporanei (Steve Jobs per intenderci).

 

 

 

Ok, sembra facile, ma allora perchè nelle aziende ci sono così tanti problemi?

 

La mia visione di leader in realtà si discosta dalle definizioni letterali ed archetipiche, ed è molto più in linea con quella espressa da Simon Sinek o con quella adottata dai marines americani.

Il leader è colui il quale si mette al servizio degli altri, del proprio team. Non ha una posizione di vantaggio, non è superiore; al contrario, ha una posizione di servizio.

I marines quando mangiano insieme hanno l’abitudine di servire prima i giovani e poi i seniors. Questo perchè alla base della loro struttura c’è una concezione di leadership ben precisa: è normale che i capi vengano serviti per ultimi perchè la caratteristica della leadership è la disponibilità di anteporre le esigenze degli altri alle proprie.

Non solo.

Il leader vero è anche colui il quale sa mostrare le proprie debolezze.

L’ammissione di vulnerabilità nelle organizzazioni di persone è ciò che le rende forti e performanti più di altre, perchè sono coese e fanno gruppo. Il leader che ammette le proprie debolezze appare più forte e credibile agli occhi di coloro i quali lo devono seguire e questo crea fiducia ed un senso di appartenenza così forti da rendere quel team solidissimo.

Saper essere vulnerabili significa ammettere i propri errori, significa saper chiedere aiuto, significa riconoscere di non sapere qualche cosa.

Tutto ciò, nella società narcisistica di oggi, ci sembra assurdo perchè espone il leader a potenziali critiche.

Forse inizialmente; ma poi le persone prendono esempio e seguono, facendo altrettanto, creando solidarietà, empatia, gruppo.

Dal mio canto posso dire che il mostrare se stessi “umani” e quindi “fallibili” abbatte le barriere e crea unione, sempre. Non è altro che un modo, forse il migliore, di mettersi in relazione con gli altri, sia nell’ambito personale ma ancora di più in quello professionale.

Non solo, mostrare se stessi come si è ci fa stare anche meglio con noi stessi.

Ci fa essere più in armonia con noi stessi.

E quando si è in armonia con se stessi, lo si è anche con gli altri.


“c’è solo un modo per evitare le critiche: non fare nulla, non dire nulla, non essere niente”

Aristotele

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