Le donne erediteranno la terra…riflessioni al femminile

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

Le donne erediteranno la terra, scrive Aldo Cazzullo nel suo libro edito Mondadori in cui spiega il perchè, a suo avviso, il nostro sarà il secolo del sorpasso delle donne nei confronti degli uomini.

Il libro è interessante, se non altro per il piacevole excursus storico fatto nella prima parte, ma soprattutto, da buon libro che si rispetti, fa pensare.

Cazzullo sostiene che le donne siano oggettivamente più brave ed è per questo che a suo parere ricopriranno ruoli sempre più importanti e centrali a livello economico politico e sociale.

Ammetto che il senso del libro – mescolato a quanto viene detto e scritto oggi in merito a competenze, era tecnologica, avvento dei robot, e quant’altro – mi è riaffiorato oggi dopo più di un anno dalla sua lettura.

Il motivo è semplice.

Mi sono trovata, mio malgrado, in mezzo ad una diatriba tra colleghi per una questione di lana caprina, come avrebbe detto la mia professoressa di Italiano e Latino del Liceo.

Una chat chilometrica di e mail per spiegare punti di vista, mediare, polemizzare, ecc. Ognuno pensando che quello che aveva scritto fosse giusto, scritto in corretto italiano ma soprattutto chiaro, ovvero il cui senso intrinseco fosse chiaro.

Tra questi c’ero anche io….

La polemica è andata avanti per un giorno interno con strascichi nei giorni successivi… Questa situazione mi ha fatto arrabbiare, mi ha fatto sentire incompresa, fino ad arrivare a ipotizzare dentro di me “ok lascio perdere tutto…”.

Ho avuto una molteplicità di reazioni immediate che mi hanno fatto stare fisicamente male senza permettermi di essere soddisfatta di nessuna delle eventuali soluzioni mi venissero in mente. La rabbia mi faceva pensare di mandare all’aria tutto il lavoro fatto con questi colleghi da tre anni a questa parte rompendo inevitabilmente i rapporti anche personali, lo sconforto mi faceva dubitare di me stessa e delle mie qualità, il sentirmi incompresa mi faceva sentire sola… insomma nessuna di queste reazioni emotive mi stava portando ad una soluzione soddisfacente, anzi.

Il caos ed il “rumore” intorno alla questione mi stava generando solo confusione ulteriore.

A distanza di due giorni da questo episodio sono riuscita a raccogliermi in silenzio con me stessa. Dallo spazio di silenzio sono emersi tanti concetti in ordine logico e consequenziale i quali mi hanno permesso di fare chiarezza.

Ho fatto una profonda retrospettiva senza pensare ai colleghi ed a ciò che avevano scritto o detto.

Ho analizzato ciò che sono io, quali sono le mie qualità ed ho preso atto di ciò che avrei potuto gestire meglio.

E’ salita dentro di me, quindi, la certezza di ciò che dovevo fare: il primo passo verso gli altri.

 

E così ho fatto.

 

Osservando la reazione del mio primo interlocutore, il quale sentendosi dire “scusami forse non mi sono spiegata bene ed ecco perchè c’è stato questo malinteso”, mi sono stupita prevalentemente di due aspetti: il primo è stato constatare quanto sia facile risolvere i conflitti ed il secondo, a seguire, di come le qualità tipicamente femminili siano effettivamente molto utili.

Ad occhi esterni quello che ho vissuto in prima persona è stato un conflitto vero e proprio generatosi da un uso della parola fatto in modo diverso ed a cui ognuno di noi partecipanti alla querelle dava un significato differente.

Traducendo il concetto di conflitto in questo modo, appare evidente come la sua risoluzione sia effettivamente semplice: qualcuno deve fare un passo verso l’altro.

Così, tendendo una mano ed assumendo ognuno la propria parte di responsabilità, si pone il primo tassello per un dialogo costruttivo, conciliatore ed unificante.

 

E questa è la mediazione, caratteristica attraverso la quale si cerca di unire invece che dividere.

 

In effetti la capacità di conciliare è una caratteristica tipicamente femminile…bella, utile, fa sentire bene, mette in modo gli ormoni della felicità (ossitocina)…usiamola di più.

Appartiene a noi donne ed è vincente.

 

Questa, come altre qualità, sono oggi sempre più richieste. Perchè anche nel mondo del lavoro, per non dire soprattutto nel mondo del lavoro, c’è bisogno di un balsamo che lenisca le ferite generate da conflitti spesso inutili ed infondati. Basati solo sul misunderstanding.

 

Da consulente organizzativo e facilitatrice del cambiamento ritengo, quindi, importante sapersi ritrovare, sapere ciò che si è ed essere consapevoli delle proprie qualità per poi usarle in modo costruttivo e “generativo”.

Partire in ogni situazione dal proprio sè è fondamentale per costruire una relazione positiva con se stessi e con gli altri.

Ciò vale nella vita privata ma ancora di più in quella professionale.

 

 

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