Sviluppare e coltivare la cultura della resilienza: affrontare il cambiamento continuo con la capacità di adattamento

Una delle caratteristiche principali dell’attuale momento storico che stiamo vivendo è sicuramente la mutevolezza degli eventi, delle dinamiche lavorative, produttive, economiche e sociali.

E questo coinvolge inevitabilmente anche le organizzazioni che rappresentano un tassello importante nella società in quanto luoghi e contesti ove le persone impegnano una gran parte del proprio tempo ed in cui possono contribuire in maniera fattiva all’elevazione della società stessa.

E’ evidente, pertanto, che in un’organizzazione moderna quella dell’adattamento è divenuta una capacità oramai imprescindibile che deve essere coltivata, curata, diffusa, sviluppata a tutti i livelli aziendali. Sembrano concetti scontati ma veniamo da una cultura aziendale storicamente rigida, basata su criteri e principi gerarchici molto stringenti dove ognuno aveva una piccola fetta di attività dalla quale non si poteva discostare. Questo approccio non rendeva, e non rende ancora oggi ove non è stato del tutto superato, le aziende capaci di “adattarsi” ai cambiamenti, anche repentini, che il mercato o le situazioni contingenti mettono di fronte a loro.

In parte è proprio questa (insieme a molte altre ovviamente) la principale motivazione del fallimento di tante aziende: l’incapacità di adattarsi rapidamente ad un cambiamento, più o meno drastico, avvenuto nel proprio mercato di riferimento. Lo stesso si può dire anche relativamente all’adattabilità verso la gestione delle proprie persone.

E’ innegabile che oggi si stia sempre di più sviluppando una cultura ed approccio al lavoro, da parte dei singoli, basati su valori differenti: non più solamente il guadagnare lo stipendio ma, in aggiunta e talvolta parzialmente in alternativa, anche trovare un contesto lavorativo favorevole, dove potersi esprime come persone e professionalità, dove veder fruttare anni di sforzi e sacrifici negli studi, dove poter costruire relazioni umane durature e positive. Questo anche considerando l’allungamento del “ciclo” di vita personale per effetto dell’innalzamento dell’età pensionabile.

La capacità di adattamento che viene chiesta alle aziende, pertanto, deve presentarsi in primis al suo interno nel saper leggere e decifrare i diversi bisogni delle persone (soddisfacendoli con le varie opportunità che oggi ci sono come welfare aziendale, smart working, ecc.) e al contempo saper anticipare i cambiamenti che stanno per avvenire nel proprio mercato di riferimento.

E’ del tutto evidente che per sviluppare al meglio questa capacità e saperla diffondere all’interno della propria organizzazione è fondamentale rompere alcuni paradigmi del lavoro tradizionale ed avere il coraggio di introdurre concetti ed approccio innovativi: modelli organizzativi basati maggiormente su principi agili, rottura degli schemi gerarchici tradizionali per ricercare un maggiore coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori, approcciare alla formazione non più solo come un qualcosa da attuare perché obbligatoria o in maniera standardizzata ma come leva “culturale” d’impresa, virare fortemente su un modo di fare impresa basata su valori, cultura e conoscenza.
Ovviamente non è facile una transizione del genere ne si può attuale in poco tempo. Ma è fattibile e può determinare risultati tangibili a vantaggio dell’azienda stessa e delle persone che la compongono. Basta trovare la chiave di accesso giusta per la propria realtà e far venire meno alcuni “pregiudizi”.

 

Grazie per l’attenzione,

Alessandro De Chellis

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