La qualità della presenza a se stessi fa la differenza

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

L’anno 2018 è iniziato in modo molto intenso, certamente un divenire in linea con la mia riflessione di chiusura dell’anno passato.

 

Questa giostra di emozioni, mista a stanchezza ma anche ad adrenalica contentezza mi porta a riflettere sull’importanza della consapevolezza, dell’accoglienza e della presenza a se stessi.

L’essere presenti a se stessi induce ad essere consapevoli, quindi pienamente responsabili, delle nostre azioni.

Trovo affascinante il fatto che tematiche come la consapevolezza di se stessi siano affrontate su più campi di studio, in apparenza, molto diversi tra di loro.

Le neuroscienze e la grafologia si occupano della definizione di consapevolezza, responsabilità e resilienza dell’uomo, così come le discipline più meramente olistiche e meditative le quali parlano di presenza fisica, mentale ed emotiva.

 

La mia visione della vita e dell’uomo, inteso come essere vivente in armonica relazione con se stesso e gli altri, è globale e complessa, quindi abbraccia tutti i campi citati sopra.

 

Non solo sposo questa visione, ma la applico (o cerco di farlo) sia nel mio quotidiano sia nel lavoro con i team e le persone in azienda.

 

Gli studi neuroscientifici ci dicono che l’uomo è un essere vivente geneticamente predisposto alla socievolezza ed alla relazione con l’ambiente; tuttavia il modo in cui esercita questa relazione viene modellata, maturata ed anche modificata dall’educazione, dal contesto culturale in cui l’individuo si sviluppa e dal suo vissuto. Tutto questo può modificare ed anche sconvolgere l’assetto innato della socievolezza e della amorevole apertura all’altro.

 

Cosa accade dunque?

 

Ci si discosta dal proprio sè, anche se non per propria volontà.

 

L’educazione, il contesto culturale ed il vissuto potrebbero, quindi, distogliere l’individuo dal riconoscimento del proprio sè, inducendolo a non riconoscersi più o generando distonie interiori.

Ogni individuo ha un progetto vitale interiore il quale, come le neuroscienze affermano, viene estrapolato dalla relazione con l’ambiente. Tale relazione è il canale attraverso cui ognuno riconosce il proprio sè originario di singolo essere vivente.

Nella relazione l’essere vivente trova la ragione del suo Sè, del suo essere.

 

Nella grafologia morettiana il progetto vitale è identificato nella passione predominante, ovvero nella attitudine che ogni individuo ha ad esprimere ed a far fluire in qualche modo il suo innato, il suo vero Sè.

Essere se stessi, essere autentici è dunque l’unica via per superare i limiti e per ritornare ad una consapevolezza, ad uno stato di presenza e di accettazione di se stessi che portano al vero e naturale fluire della vita e della relazione dell’individuo con se stesso e con gli altri.

La grafologia è, quindi, strumento importantissimo in tal senso poichè essa coglie l’essenza vitale dell’individuo e lo aiuta a ritrovare le potenzialità per la piena realizzazione della propria personalità, per il ritorno alla presenza ed alla connessione con se stessi per poi potersi esprimere al meglio nella massima naturalezza ed accettazione di se stessi, quali esseri viventi assolutamente perfetti ed in armonia con l’Universo.

Solo così si può tornare ad una vera relazione con se stessi e con l’ambiente. Solo con la vera presenza a se stessi si possono gettare le basi per una relazione con l’ambiente costruttiva e di dialogo.

 

Penso alla soddisfazione di un progetto di benessere organizzativo portato avanti e conclusosi lo scorso anno in un’azienda: abbiamo lavorato proprio sulla relazione di ogni individuo con se stesso in primis e poi con gli altri.

Essere capiti, essere aiutati a capirsi, ad accettarsi nelle proprie meravigliose e perfette imperfezioni ha portato le persone a essere se stesse, ad essere più accondiscendenti, più presenti.

Il clima è migliorato perchè le persone sono state accompagnate prima dentro loro stesse e poi ad affrontare la relazione con gli altri.

Solo conoscendo davvero se stessi, solo con l’ancoraggio a se stessi si può entrare in armonica relazione con ciò che ci circonda senza esserne travolti, ma vivendolo in assoluta consapevolezza e con pieno senso di responsabilità.

 

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