Competenze trasversali e sensemaking

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

Serve ancora una cultura umanistica nell’era della tecnologia?

Secondo me si.

Sorrido di fronte alla diatriba tra i sostenitori della tecnologia i quali ritengono importanti solo le c.d. hard skills, ovvero le competenze tecniche nello specifico in settori tecnologici/informatici e coloro i quali sono i sostenitori di una nuova forma di umanesimo senza il quale la tecnologia non ha senso.

Sorrido perchè mi ricorda, seppur in modo diverso, il campanilismo che c’era tra chi come me frequentava il Liceo Classico e chi frequentava il Liceo Scientifico.

Questi ultimi sostenevano che “quelli come noi” filosofeggiavano e basta, non erano competenti in matematica ergo non sapevano essere logici come la matematica insegna ad essere….loro di contro erano incisivi ed andavano dritti al punto perchè la matematica insegna questo.

A posteriori posso affermare che il greco antico, il latino, la filosofia e la letteratura insegnano eccome la logica, ma non solo.

Insegnano a ragionare ad ampio raggio, senza essere settoriali.

Insegnano, senza che ce se ne accorga, quelle che oggi sono le tanto ambite soft skills, ovvero le competenze trasversali.

La Harvard Business Review a luglio 2017 ha pubblicato un articolo dal titolo “Liberal Arts in the Data Age”, in cui la questione posta era: servono ancora le conoscenze umanistiche in un’epoca di informatica onnipresente?

La risposta è stata: non solo servono, ma sono diventate indispensabili.

Tra i vari autori americani che sostengono questa linea di pensiero vi è anche Cristian Madsbjerg con il suo libro, Sensemaking, in cui afferma che la sola conoscenza di dati e numeri può celare grandi lacune e che solo la capacità di dare senso alle nostre azioni, appunto il sensemaking, acquisito da studi umanistici può aiutare ad individuare le giuste priorità.

Io penso che ci debba essere il giusto spazio per tutto.

Per la cultura umanistica in tutte le sue forme, purchè essa venga insegnata e recepita sapendosi adattare al contesto contemporaneo senza rifugiarsi solo nel passato diventando, quindi, uno strumento importantissimo di strategia attiva per decodificare il presente (d’altronde a nulla serve avere una montagna di dati numerici se non si è capaci di dare loro un senso).

Per la competenza più meramente tecnologica, fondamentale per la competitività sia della singola persona al lavoro sia dell’azienda.

 

 

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