Hegel e la trasformazione del lavoro

Questioni di punti di vista 

di Sara Caneponi

 

ll Prof. Galimberti, nella interessantissima puntata di Otto e Mezzo di sabato 3 marzo su La7, ha citato il ragionamento del filosofo tedesco Hegel secondo cui “quando un fenomeno aumenta quantitativamente oltre al cambiamento quantitativo ve ne è uno anche qualitativo del paesaggio”.

Il Prof. ha fatto questo riferimento per spiegare come oggi la tecnologia stia cambiando (condivisibilmente o no) anche il “paesaggio” sociale ed antropologico in cui viviamo.

E’ indubbio che il fenomeno della informatizzazione sia aumentato quantitativamente, soprattutto in ambito professionale.

E’ altrettanto indubbio che questo aumento del fenomeno “tecnologia” stia contribuendo a cambiare il “paesaggio” lavorativo, ovvero il contesto in cui si opera ed, aggiungo, verso il quale si devono attuare politiche intelligenti e lungimiranti le quali non possono non tenere conto del “fenomeno” stesso.

La mia riflessione parte proprio da qui.

Siamo in una fase di trasformazione di tutti i paradigmi sociali e lavorativi a cui eravamo comodamente assuefatti; ritengo sia normale ed umano essere quantomeno storditi da questo passaggio, il quale sta arrivando a tutta velocità.

Tecnologia, informatica, robot, automazione stanno certamente cambiando il contesto lavorativo e professionale dell’uomo, tuttavia ritengo che la paura non aiuti.

Seguendo i ragionamenti catastrofici di molti, nessuno ha più chances: i robot porteranno via il lavoro a tantissime persone.

Certamente ci saranno dei forti cambiamenti nel “paesaggio” professionale; nonostante ciò ritengo che la consapevolezza di se stessi, la conoscenza e la competenza professionali possano far si che la tecnologia diventi un valore aggiunto alla condizione umanistica del lavoratore e non un qualche cosa che soppianti e sostituisca la condizione umanistica.

Occorre quindi non perdere di vista l’importanza della persona come centro e perno del contesto lavorativo, puntando sulla formazione altamente qualificante oltre che all’introduzione di progetti sempre maggiormente volti al sostegno di nuovi stili e modelli di vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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